Basilica pontificia di Santa Maria della Pace.
di Cristian Viglione
La Cattedrale di Santa Maria della Pace è una delle quattro basiliche pontificie della provincia di Salerno, rappresenta una delle più significative testimonianze della storia di Campagna: un’opera monumentale nata dall’impegno collettivo della comunità e divenuta, nel corso dei secoli, il lascito più imponente che le generazioni passate hanno consegnato a quelle presenti. Non a caso è stata definita il “Monte tra i monti”, espressione che ne restituisce tanto la centralità simbolica quanto la maestosità architettonica.
La cattedrale non è, tuttavia, un edificio isolato. La sua struttura si inserisce in un complesso monumentale articolato su tre livelli, nel quale sacralità, memoria e ingegno costruttivo si fondono in un insieme di particolare suggestione. Procedendo dal livello più basso a quello più elevato, si incontrano l’antico cimitero cittadino, il Succorpo, la Chiesa del Monte dei Morti – Beata Vergine del Carmelo e, infine, la Cattedrale di Santa Maria della Pace.
Le origini e la nascita della Cattedrale
La Cattedrale sorse in parte sull’area occupata dall’antica collegiata medievale di Santa Maria della Giudeca, una chiesa documentata per la prima volta in un atto del 1114. Il luogo si trovava a ridosso del corso del fiume Tenza, nel primordiale quartiere della Giudeca, uno dei primi nuclei abitativi dell’antico insediamento campagnese. La realizzazione della nuova chiesa fu fortemente sostenuta dal nobile campagnese Melchiorre Guerriero, Conte Palatino, Abbreviatore del Regno di Napoli e Maestro dei Brevi Pontifici durante i pontificati del sistino Giulio II e di Leone X e Clemente VII, entrambi appartenenti alla famiglia de’ Medici.
Grazie ai rapporti con il feudatario dell’epoca, il duca Ferdinando Orsini, Guerriero si fece promotore presso la Santa Sede delle istanze della comunità campagnese, contribuendo al riconoscimento di Campagna come Città nel 1518 e, successivamente, all’istituzione della Diocesi nel 1525.
La costruzione di una nuova e imponente chiesa doveva quindi rappresentare anche sul piano monumentale il prestigio raggiunto dalla comunità: un edificio capace di incarnare i nuovi titoli e il rinnovato ruolo religioso e civile assunto da Campagna.
Un cantiere lungo oltre un secolo
Nonostante il progetto e le aspirazioni che lo accompagnavano, i lavori non ebbero inizio immediatamente. La posa delle prime strutture risale al 1564, secondo i principi architettonici e le linee guida post-rinascimentali dell’epoca.
Da quel momento ebbe inizio una lunga e complessa vicenda costruttiva, fatta di sacrifici economici, difficoltà tecniche e impegno collettivo. Il cantiere si protrasse per decenni e, almeno per quanto riguarda gli ambienti interni, giunse a compimento soltanto nel 1683, anno della consacrazione della Cattedrale.
Secondo alcune ricostruzioni della storiografia locale, per la posa delle prime strutture sarebbero stati utilizzati anche materiali di epoca romana rinvenuti nel territorio.
La conclusione definitiva dell’opera richiese ancora molti anni. Un altro secolo di intesi sforzi. Per il completamento degli esterni, degli apparati decorativi e degli ultimi interventi, si dovette attendere il 1721, secondo altre fonti, fino al 1750.
In realtà, parlare di una vera e propria “fine dei lavori” è forse riduttivo. La Cattedrale può essere considerata un monumento in continuo divenire, interessato nel corso dei secoli da numerosi interventi di manutenzione, trasformazione e restauro. Tra i più importanti figurano quelli resisi necessari dopo il terremoto del 1980, vicenda alla quale sarà dedicato un approfondimento specifico.
Architettura e struttura
L’interno della Cattedrale presenta una pianta a croce latina, articolata in tre navate. A completare il complesso si innalza il maestoso campanile, caratterizzato dalla particolare copertura a “cipolla”, elemento che contribuisce a rendere riconoscibile il profilo dell’edificio nel paesaggio urbano.
La facciata, di impostazione rinascimentale, è scandita da tre ingressi e da ampi finestroni. Il prospetto è concluso da timpani di forma triangolare e semicircolare, secondo un impianto compositivo che conferisce all’edificio equilibrio e solennità.
La monumentalità della Cattedrale non deriva soltanto dalle sue dimensioni, ma anche dalla complessità dell’intervento che ne rese possibile la costruzione. La sua storia è infatti strettamente legata alla trasformazione del territorio e, in particolare, alla necessità di intervenire sul corso del fiume Tenza per consentire la realizzazione delle strutture sottostanti.
Gli interni e le opere d’arte
A seguito delle direttive scaturite dal Concilio Ecumenico Vaticano II, iniziato nel 1962, l’arredo liturgico della Cattedrale venne progressivamente orientato verso una maggiore semplicità, in netto contrasto con la ricchezza decorativa che aveva caratterizzato gli interni fino ai primi anni Sessanta.
Nel presbiterio si trovano l’altare maggiore, realizzato da S. Chirola nel 1772, il crocifisso ligneo del 1768, l’ambone e la sede del vescovo. Tra gli altri elementi di particolare interesse si distinguono il pulpito in preziosi marmi policromi del XVIII secolo e l’organo a canne del 1759, incastonato e sospeso nel muro, sorretto da un altare in radica lignea, realizzato dal rinomato artista partenopeo G. Astarita, testimonianze della lunga evoluzione artistica e liturgica dell’edificio.
Numerose sono anche le opere pittoriche e scultoree che arricchiscono gli ambienti della Cattedrale.
Tra queste si ricordano:
Santa Maria della Pace, statua in pietra del XV secolo;
Madonna della Pace, tela del XVIII secolo;
Natività della Vergine, tela del XVIII secolo;
Martirio di San Pietro e San Paolo, tela del XVIII secolo;
La Cena di Emmaus, tela del XVIII secolo;
Santa Maria Domenica, tela del XVIII secolo;
La Presentazione al Tempio, tela;
Sant’Antonino con San Catello, tela;
San Carlo Borromeo, tela;
Sant’Apollinare, tela;
San Francesco da Paola, tela;
Incoronazione della Madonna d’Avigliano, tela del XIX secolo;
Diluvio Universale, affresco del 1881 (ad oggi coperto).
Queste opere costituiscono un vero e proprio percorso attraverso la storia della devozione locale e dell’arte sacra, consentendo al visitatore di leggere, attraverso immagini e manufatti, l’evoluzione del gusto artistico e della sensibilità religiosa della comunità.
Le trasformazioni decorative
Nel corso dell’Ottocento, il vescovo monsignor Salvatore Nappi volle rinnovare l’apparato decorativo degli interni, orientandolo verso un gusto tardo barocco. Per l’intervento fu incaricato l’artista bolognese Rinaldo Casanova.
Un ulteriore momento fondamentale nella storia della Cattedrale arrivò nel marzo del 1925. Grazie all’instancabile opera e alla grande passione di monsignor Carmine Cesarano, vescovo di Campagna, papa Pio XI elevò la chiesa alla dignità di Basilica Pontificia, basilica minore.
Questo riconoscimento sancì ulteriormente il ruolo della Cattedrale quale punto di riferimento religioso e storico non soltanto per la città, ma per l’intero territorio.
Il livello inferiore e la Cripta
Particolarmente suggestivo è il livello inferiore del complesso monumentale. Oltre alla Chiesa della Beata Vergine del Carmelo e all’antico cimitero cittadino, vi si trova la Cripta, la cui storia è strettamente legata alla costruzione della Cattedrale.
I lavori ebbero inizio il 1° giugno 1564 e terminarono nel 1642. Il progetto prevedeva inizialmente che la nuova struttura potesse assumere il ruolo della precedente chiesa medievale di Santa Maria della Giudeca.
La realizzazione della Cripta e delle strutture sovrastanti richiese un importante intervento sul territorio. Per consentire la costruzione fu infatti deviato il corso del fiume Tenza, mentre per le opere murarie furono utilizzati materiali lapidei provenienti, secondo la tradizione, da edifici abbandonati presenti nelle pianure lungo il fiume Sele nel territorio di Campagna.
La Cripta si presenta con un ambiente a croce latina, nel quale spiccano l’altare in pietra locale e la balaustra, entrambi risalenti al Seicento. Al suo interno trova inoltre posto il monumento funebre dedicato a Benedetto Tercasio, illustre notabile campagnese.
Una storia ancora viva
La storia della Cattedrale di Santa Maria della Pace è, dunque, una storia fatta di costruzione e ricostruzione, di fede e di ingegno, di trasformazioni e di memoria.
Nel corso dei secoli l’edificio è stato sottoposto a numerosi interventi di manutenzione e restauro. Particolarmente significativi furono quelli del secondo dopoguerra e, soprattutto, gli interventi resisi necessari dopo il terremoto del 1980, che provocò gravi danni alla struttura.
La Cattedrale fu quindi interessata da un lungo e complesso periodo di restauro, conclusosi nell’anno giubilare 1999.
Oggi Santa Maria della Pace continua a dominare il paesaggio e la memoria di Campagna, non soltanto come luogo di culto, ma come monumento capace di raccontare secoli di storia cittadina. Le sue pietre custodiscono il lavoro di generazioni, le trasformazioni di una comunità e il desiderio, sempre rinnovato, di lasciare alle generazioni future un segno tangibile della propria identità.
È proprio in questo intreccio tra fede, storia, architettura e memoria collettiva che risiede il valore più autentico della Cattedrale: un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nel presente e a parlare a chiunque ne attraversi le soglie.

